Un tatuaggio è inchiostro intrappolato nel derma, troppo grosso per essere portato via dalle cellule del sistema immunitario. Il laser lo rompe in pezzi abbastanza piccoli da essere smaltiti. Tutto il resto è questione di come lo rompe.
L'ago del tatuatore deposita i granuli di pigmento nel derma, a circa un millimetro di profondità. I macrofagi, le cellule "spazzine", provano a inglobarli ma non riescono a digerirli né a trasportarli: li tengono fermi lì. È per questo che un tatuaggio è permanente, e anche per questo si schiarisce lentamente negli anni: ogni tanto un granulo si rompe e viene drenato.
Il laser accelera enormemente questo processo. Un fascio di luce di una precisa lunghezza d'onda viene assorbito dal pigmento, e quasi solo da quello, perché il colore dell'inchiostro è scelto in modo da assorbire quella luce mentre la pelle intorno la lascia passare. È il principio della fototermolisi selettiva.
Un nanosecondo è un miliardesimo di secondo. Un picosecondo è mille volte più breve.
I laser Q-switched tradizionali emettono impulsi di 5–10 nanosecondi. In quel tempo il pigmento si scalda fino a spaccarsi, ma parte del calore passa ai tessuti vicini: da qui arrossamenti più intensi, maggiore rischio di cicatrici e di macchie, e frammenti relativamente grossi che richiedono molte sedute.
Il Discovery Pico Plus VarioPulse emette impulsi di poche centinaia di picosecondi, circa cento volte più brevi. L'energia arriva prima che il calore abbia il tempo di diffondersi: il granulo si espande di colpo e si frantuma per effetto fotoacustico, un'onda d'urto meccanica. I frammenti sono molto più piccoli, i tessuti intorno restano quasi freddi.
Il risultato pratico è duplice: servono meno sedute, e spariscono anche i tatuaggi "resistenti" che dopo molti trattamenti Q-switched restano come un'ombra grigia, fatta di granuli ormai troppo piccoli per rispondere al nanosecondo ma ancora troppo grandi per essere eliminati.
Subito dopo la seduta il tatuaggio sbianca: è il frosting, microbolle di gas che si formano nel derma e scompaiono in venti minuti. Nei giorni seguenti la pelle è arrossata e gonfia, a volte con piccole vescicole o crosticine che vanno lasciate stare.
Il lavoro vero lo fanno le settimane successive: i macrofagi inglobano i frammenti e li portano ai linfonodi. Per questo le sedute si distanziano di almeno 6–8 settimane. Fare una seduta prima non accelera nulla e aumenta solo i rischi: il corpo sta ancora smaltendo la precedente.
Alcune cose aiutano davvero: non fumare, muoversi, idratarsi, proteggere l'area dal sole. Il drenaggio linfatico è il meccanismo con cui il tatuaggio se ne va, e tutto ciò che lo favorisce accorcia il percorso.